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Come costruire una cultura di lavoro remote‑first davvero positiva

L’ambiente di lavoro si è sempre evoluto insieme alla tecnologia e le aziende che non si adattano restano indietro. Negli ultimi trent’anni i cambiamenti sono stati tanti, ma il più grande è arrivato probabilmente con la pandemia di coronavirus.

Praticamente qualsiasi lavoro che poteva essere svolto solo con un computer è stato spostato in modalità remota, permettendo ai dipendenti di lavorare ovunque. Due anni dopo, il movimento del lavoro da remoto non accenna a rallentare. Il lavoro completamente a distanza ha favorito interi settori, come il mondo dei freelance.

Cultura di lavoro da remoto

Magari già oggi esternalizzi parte del lavoro a freelance remoti (in quel caso assicurati di sapere, ad esempio, come compilare un modulo W‑9), ma il baricentro si è spostato ancora di più verso il lavoro da remoto. Le statistiche dicono che il 52% dei dipendenti nel mondo lavora da casa almeno una volta a settimana e il 68% lo fa almeno una volta al mese. È normale quindi che molti imprenditori si chiedano se abbia ancora senso avere un ufficio fisico. E la cultura aziendale in un contesto di lavoro remoto diventa una nuova grande sfida.

Sembra sempre più probabile che il futuro del lavoro sia fatto di aziende remote‑first. Se vuoi che il tuo business resti al passo, deve iniziare a sfruttare davvero il lavoro da remoto. Ma come si fa a gestire questo cambiamento? In questo articolo vedremo come costruire una cultura remote‑first positiva e come sfruttare al meglio una workforce distribuita.

Che cos’è una cultura di lavoro remote‑first?

Probabilmente hai già sentito parlare di «cultura aziendale»: nel mondo del business è un concetto ormai ovunque. La cultura di lavoro remote‑first è il passo successivo: significa che l’organizzazione mette il lavoro da remoto al centro del proprio modello.

Ma non basta mandare tutti a lavorare da casa per creare una cultura remote‑first positiva. Il lavoro da remoto deve risultare naturale quanto (se non più di) quello in ufficio.

Quindi, che cosa intendiamo davvero con cultura di lavoro remote‑first?

Una cultura aziendale positiva nel lavoro da remoto dovrebbe riflettere i valori, l’approccio e l’etica del tuo business. Dovrebbe aiutare i dipendenti a sentirsi connessi anche se vivono in fusi orari e continenti diversi. Proprio come la cultura aziendale tradizionale, deve alimentare il senso di appartenenza.

Il problema è che costruire una cultura di lavoro da remoto non è affatto banale, soprattutto se stai passando da un modello in presenza a uno distribuito.

Da dove cominciare? Partiamo dalle basi.

Conosci le sfide da affrontare

Sfide del lavoro da remoto

Il lavoro da remoto e una buona cultura aziendale portano molti vantaggi. I dipendenti che lavorano virtualmente sono dal 35% al 40% più produttivi rispetto a chi lavora in ufficio. Numeri del genere fanno venire voglia di diventare remote‑first il prima possibile.

Prima di farlo, però, è importante conoscere le principali difficoltà lungo la strada. Superare questi ostacoli è la chiave per costruire una cultura remote‑first solida. Ecco alcune sfide che devi tenere presente.

Teamwork debole

La collaborazione è il cuore di ogni team forte. Creare un vero spirito di squadra a distanza, però, è più difficile. In ufficio le persone si vedono ogni giorno, hanno tempo per costruire relazioni positive e lavorare meglio insieme. Da remoto questo avviene con più fatica, e i team distribuiti rischiano di essere meno efficaci.

Sentirsi tagliati fuori

Chi lavora da remoto ha in genere meno occasioni per socializzare. Manca il contatto faccia a faccia e ci si può sentire soli. Se a questo si aggiunge una comunicazione poco chiara da parte dei leader, i membri del team possono sentirsi senza direzione. Il risultato è una forza lavoro poco ispirata e demotivata.

Perdita di routine

Il classico lavoro 9‑18 offre una struttura precisa: orari definiti, riunioni a orari fissi, routine consolidate. Con il lavoro da remoto questa cornice si allenta. Alcuni dipendenti ameranno la nuova libertà, ma altri faranno fatica a dare il massimo senza un minimo di routine.

Meno formazione

Fare formazione da remoto è possibile, ma può essere più complesso. Il rischio è che le persone non ricevano le informazioni necessarie per svolgere bene il proprio lavoro. Immagina, per esempio, che il tuo team marketing debba passare a gestire i micro funnel nel customer journey. È un modo diverso di leggere i dati e la soddisfazione del cliente, che richiede formazione specifica e setup di nuovi software. A distanza, organizzare tutto questo può risultare più complicato e lasciare le persone spaesate e frustrate.

Come costruire una cultura remote‑first

Chiariti vantaggi e sfide, come si costruisce concretamente una cultura di lavoro remote‑first positiva? Le aziende che ci riescono hanno spesso un engagement continuo dei dipendenti remoti. Ecco alcuni consigli pratici per creare una cultura in cui anche tu vorresti lavorare.

Mantieni una comunicazione costante

Aziende con cultura di lavoro da remoto

Come abbiamo detto, per rendere sostenibile una cultura remote‑first il lavoro da remoto deve risultare naturale. Creare linee di comunicazione solide è il primo passo. Ma mantenerle a distanza non è banale: devi impegnarti per digitalizzare davvero il modo in cui il team lavora.

Digitalizzare significa investire nei giusti software di videoconferenza e strumenti di comunicazione per il team, che includano funzioni come:

  • videoconferenze e chiamate audio
  • video‑email
  • chat istantanee
  • condivisione di file
  • chiamate di gruppo

Quando tutte queste funzioni sono riunite in un unico strumento, la comunicazione diventa molto più semplice. I dipendenti possono collaborare con più facilità e le chat di gruppo aiutano a tenere tutti allineati. In più, con uno strumento come ScreenRec possono inviare in pochi secondi video brevi e screenshot annotati, rendendo la comunicazione interna molto più efficiente.

Dai tempo alle persone per conoscersi

Idee per la cultura del lavoro da remoto

La comunicazione, però, non dovrebbe limitarsi ai canali formali. Se vuoi che le persone lavorino davvero bene insieme, devono conoscersi e andare d’accordo.

In ufficio questo è più facile: puoi organizzare eventi informali in cui tutti si rilassano e si conoscono meglio. Le pause diventano un’occasione per chiacchierare e costruire relazioni più forti.

Per chi lavora da remoto socializzare è più difficile, ma non impossibile. Devi creare occasioni pensate proprio per questo e sperimentare nuove idee per la cultura del lavoro distribuito: per esempio una stanza virtuale aperta durante le pause, che chiunque può «raggiungere» per fare due chiacchiere.

Puoi anche organizzare aperitivi virtuali o momenti di chiacchiera libera in videochiamata. La cultura aziendale e il lavoro da remoto crescono moltissimo quando c’è uno spazio, anche digitale, in cui le persone possono davvero incontrarsi.

Dai più libertà ai dipendenti

L’impatto del lavoro da remoto sulla cultura aziendale ha molte sfaccettature. Una workforce distribuita non può funzionare esattamente come un team sempre in ufficio. Eppure molte aziende non cambiano approccio con i propri team remoti: questo è uno dei principali ostacoli a una cultura remote‑first sana.

Un esempio lampante è quando si impongono orari rigidi a chi lavora da casa. In un contesto remoto i dipendenti dovrebbero avere più libertà di gestire i propri orari. È importante evitare il micromanagement: è il modo più rapido per rovinare il rapporto con le persone.

Alla fine conta soprattutto la qualità del lavoro. Se i membri del team rendono meglio scegliendo da soli quando lavorare, lasciali fare. Se offri più libertà, verrai ripagato con più motivazione ed entusiasmo.

Per capire come stanno andando le cose, puoi usare sondaggi di soddisfazione e analizzare i dati per misurare il benessere del team. In questo senso, l’uso di un algoritmo HR può aiutarti a leggere più velocemente i risultati e trasformarli in insight utili.

Non trascurare l’onboarding

Cultura aziendale nel lavoro da remoto

L’onboarding è fondamentale per i nuovi assunti. È il momento in cui possono fare domande e capire davvero come funziona l’azienda. Se non dedichi abbastanza tempo a questa fase, le persone non avranno le informazioni necessarie per svolgere il proprio ruolo. Ancora peggio, non si sentiranno valorizzate e connesse al resto del team.

Immagina, per esempio, che una delle attività principali di un nuovo collega sia monitorare il sito con Google Analytics 4 (GA4). Il software è ricco di funzioni e può risultare complesso per chi lo usa per la prima volta. Dovrai dedicare tempo a farlo familiarizzare con le funzionalità di GA4.

L’onboarding è importante anche se vuoi che le persone restino a lungo in azienda. Chi vive un processo di inserimento efficace è molto più propenso a restare: gli studi mostrano che i dipendenti sono 18 volte più propensi a sentirsi davvero legati al datore di lavoro se sono stati inseriti nel modo giusto.

Nonostante tutti questi vantaggi, però, molte aziende faticano ancora a fare onboarding come si deve, soprattutto quando il team è distribuito. Da dove cominciare?

Per prima cosa ti serve un buon software per l’onboarding. Poi puoi creare uno spazio digitale dove raccogliere tutte le risorse, rendendole facili da trovare. Molte persone preferiscono leggere o guardare i materiali di onboarding dal proprio smartphone, nei momenti più comodi: assicurati che possano farlo.

Riconosci il lavoro delle persone

Come abbiamo visto, il lavoro da remoto può far sentire alcuni dipendenti ai margini. Se danno il massimo per mesi e non ricevono mai un riconoscimento, prima o poi si sentiranno frustrati. Fai in modo che sappiano chiaramente che il loro contributo è apprezzato.

Ritaglia momenti per ringraziare chi si impegna di più. Un programma «dipendente del mese» può essere un ottimo motore di motivazione, soprattutto se accompagnato da un piccolo premio.

Inizia ora a costruire la tua cultura remote‑first

La cultura del lavoro sta cambiando a livello globale e la direzione è chiara: o inizi ad adattarti al lavoro da remoto, oppure rischi di restare indietro. Costruire una cultura remote‑first positiva richiede tempo e impegno, ma ne vale la pena. La digitalizzazione deve essere al centro dei tuoi sforzi: assicurati che le persone abbiano gli strumenti per lavorare a distanza nel modo più naturale possibile.

Usa questo articolo come riferimento e inizia a pianificare come trasformare la tua azienda in una realtà remote‑first. Anche se il percorso può sembrare impegnativo, i benefici possono essere enormi. Inizia oggi a costruire la tua cultura remote‑first: difficilmente te ne pentirai.

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